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REGGIO CALABRIA

NOME ANTICO: RHEGION, che significa "dividere", indicherebbe la separazione dell'Italia dalla Sicilia.

mura.jpg (13803 byte)Rhegion fu l'antica colonia dei Calcidesi di Eubea, la sua fondazione contemporanea a Zancle (Messina) risale all'VIII secolo a.C.. Le antiche fonti (Dionigi di Alicarnasso) raccontano che un decimo dei cittadini calcidesi furono costretti a partire dalla loro città a causa di una carestia: consultato l'oracolo di Delfi essi fecero vela alla volta dell'Italia.
Chiusa a nord dalla catena dell'Aspromonte, la città ebbe un ruolo essenzialmente commerciale legato alla navigazione dello Stretto, tanto che, persino in età medioevale, Reggio, a differenza di molte città dell'età classica non ebbe un arretramento dal proprio territorio, ma mantenne sempre le proprie caratteristiche di centro di smistamento di traffici e scambi, pur sopportando nel corso dei secoli continue invasioni e distruzioni.
La ricostruzione di Reggio avvenuta dopo il terremoto del 1908, ha completamente modificato l'impianto urbanistico della città antica.
L'opera degli archeologi ha portato alla scoperta d'insediamenti umani nell'area reggina che vanno dall'età Neolitica sino alla prima età del Ferro, documentando l'importanza strategica del sito già in epoca antichissima.
Molto poco si conosce di Rhegìon a causa della totale coincidenza della città moderna su quella antica; solo qualche raro ritrovamento di materiale, oltre alle molteplici fonti storiche, consentono di confermare la data di fondazione alla seconda metà dell'VIII secolo i principali rinvenimenti archeologici sono da ascrivere a epoche molto più recenti.
I tratti di cinta muraria visibili sul lungomare della città, sono costruiti in blocchi isodomi di arenaria a due cortine parallele e risalgono al V secolo a.C.. Altri settori del sistema di fortificazione, costruito con l'uso di mattoni crudi e calcare, sono venuti alla luce in località Collina degli Angeli e Trabocchetto nella parte alta di Reggio.
Allo stato attuale delle ricerche, il più antico e importante rinvenimento archeologico di Rhegion è un santuario arcaico detto Griso-Laboccetta sito fra le vie Aschenez, Torrione e Palamolla.
Il santuario, dedicato ad una divinità femminile, Hera, Demetra o Persefone, ha restituito bei manufatti in terracotta, in massima parte ex voto databili dal VI al III secolo a.C.. Accanto al santuario sono state rinvenute tracce di altre costruzioni, fra cui un "tempietto", da porre in relazione alla funzione sacra dell'area.
Per il più famoso santuario detta città, il tempio di Artemide Regina, ricordato da Tucidide, si è ipotizzata l'ubicazione nell'area dell'ex stazione di Reggio Lido, dove sono venuti atta luce resti di strutture murarie dall'età arcaica all'età bizantina.
Rhegion si confermerà per tutto il periodo della sua esistenza come città prevalentemente commerciale: le fonti documentano infatti la grande importanza del porto sullo Stretto, importanza che si manterrà inalterata anche in età romana; resta ancora sconosciuta la sua ubicazione, anche se si è ipotizzato che potesse sorgere a sud delta città, nell'area in cui nel 1562, a causa di un vasto movimento tellurico, sprofonderà in mare il promontorio di Punta di Calamizzi.
L'intero territorio di Reggio si rileva di grande fascino sia per il valore storico che per la bellezza paesaggistica. L'area su cui la città esercitava la sua influenza politica resta delimitata sullo Jonio da Capo Spartivento (il promontorio Heracleion) e dal promontorio di Leucopetra (dove sorgeva il santuario dedicato a Demetra e Core), mentre sul Tirreno il controllo di Reggio si estendeva sino alla città di Metauros, sul fiume Petrace (l'odierna Gioa Tauro), colonia voluta dai Calcidesi per migliorare le rotte di commercio tra Zancle e Cuma. Interessanti rinvenimenti archeologici sono venuti alla luce anche nelle zone interne aspromontane. A Oppido Mamertina, un centro posto a dominio dei margini sud-orientali della piana di Gioia Tauro, sono state ritrovate testimonianze che rivelano i rapporti tra Rhegion e le antiche popolazioni, la cui esistenza è documentata, fra l'altro, dai materiali rinvenuti nelle necropoli.
Tutte le scoperte sugli insediamenti di età classica hanno confermato il quadro di una città che, oltre a controllare le vie di accesso costiere, si era organizzata territorialmente attraverso numerosi insediamenti minori (prioikides), alcuni posti sulla costa (Motta S. Giovanni), altri nelle zone interne, in rapporto con lo sfruttamento boschivo dell'Aspromonte. La città di Reggio ospita dal 1944 il Museo Nazionale in cui si possono ammirare, oltre ai celeberrimi Bronzi di Riace, ricchi e pregevoli materiali provenienti da Rhegion, Locri, Medma, Metauros, Caulonia, Krimisa e Laos.


TRADIZIONE STORICA

La città, che sorse tra il torrente Annunziata e il Calopinale, fu fondata secondo la tradizione alla metà dell'VIII sec. a.C. dai Calcidesi consacratisi ad Apollo. Questi, in seguito ad una terribile carestia, emigrarono da Delfi in Italia e seguendo la volontà dell'oracolo si stabilirono in Italia Meridionale. Secondo un'altra tradizione furono invece gli Zanclesi (gli abitanti dell'odierna Messina) a chiamare i Calcidesi che, guidati dall'ecista Antimnesto, fondarono la nuova colonia.
I Calcidesi fondarono Reggio e Messina poiché i due avamposti sullo stretto servivano a controllare il traffico marittimo.
Ignota è invece la fondazione storica di Reggio. Scarse sono le testimonianze della città antica.
Reggio diede prova della sua potenza militare schierandosi prima al fianco di Locri contro Crotone nella battaglia della Sagra (560 a.C.) e poi contro la stessa Locri a cui contendeva il dominio nella fascia più meridionale dello Jonio.
Agli inizi del V secolo a.C., sotto la guida del tiranno Anassilao, conobbe un periodo di splendore e ricchezza. Successivamente la città, alleata di Atene, fu distrutta dal tiranno di Siracusa Dioniso I, nel 387 a.C., e ricostruita dal figlio di questi, Dioniso II, prendendo il nome di Phoebia.
Nel 280 fu occupata dai Mamertini della Campania e nel 270 divenne colonia romana, fu successivamente chiamata per volere di Augusto Rhegium Julium, mantenendo ancora per lungo tempo la lingua greca.



LEGGENDA

Secondo la tradizione i Calcidesi consacrati ad Apollo si recarono a consultare l'oracolo per fondare una colonia, e ottennero questa risposta: dove l'Apsia, il più sacro dei fiumi, si getta in mare, troverai una femmina che sposa un maschio; lì fonda una città, perché il dio ti concede la terra Ausonia.
Recandosi sul posto, vicino al fiume Apsia, i Calcidesi trovarono una vite intrecciata attorno a un fico selvatico, e in quel punto fondarono la città.


REGGIO CALABRIA
EVIDENZE ARCHEOLOGICHE

I resti archeologici dell'antica colonia calcidese sono assai scarsi perché coperti dall'abitato moderno.
Sono state rinvenute alle estremità meridionali e settentrionali della città necropoli databili al IV e III sec. a.C., che hanno restituito ricchi corredi con ceramiche a figure rosse e a vernice nera, e molti ornamenti in oro.

Resti archeologici:
- mura di cinta a doppia cortina con blocchi squadrati di arenaria lunghi 73 metri, probabilmente risalenti alla metà del IV secolo a.C.
- Resti di un edificio termale in laterizi di epoca romana imperiale. Al centro presentava un mosaico con decorazione geometrica bicroma (colori bianco e nero).
- Duomo: dedicato all'Assunta, interno a tre navate, quella centrale ha un soffitto a cassettoni. Nella navata sinistra: sepolcri seicenteschi e sepolcri moderni dei vescovi Antonio Lanza ed Enrico Moltabetti. Nella Cappella in fondo: pala con l'Assunta del Crestadoro (inizi XIX sec.). Nell'abside: rilievi bronzei con scene dell'Antico e Nuovo testamento, di Antonio Berti. Nella Navata centrale: pulpito marmoreo con bassorilievo opera di Francesco Jerace. Nella navata destra: altri sepolcri seicenteschi e cappella con crocefisso ligneo del XVIII sec. Dal transetto sinistro si accede al Cappellone del SS. Sacramento, decorato a fini intarsi marmorei policromi (secoli XVII - XVIII).
- Castello: resti di due imponenti torri cilindriche e un tratto della cinta muraria del periodo aragonese (XV sec.).
- Chiesa degli Ottimati: dedicata all'Annunziata, e così chiamata nel 1780 per volere di Ferdinando di Borbone. Interno a tre navate, il pavimento a mosaico è stato restaurato nel 1858.

Spazio espositivo: Museo Archeologico Nazionale, via De Nava.